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Come si è evoluto il mercato del turismo? Com’è il turista postmoderno? Paroloni. Insomma chi è il viaggiatore di oggi?

Chiediamoci che cosa sia un turista, prima di tutto; un turista è colui che viaggia in Paesi differenti da quello in cui ha la sua residenza abituale, per un periodo di almeno una notte, ma non superiore ad un anno e il cui scopo non sia di svolgere un’attività remunerata all’interno della località di destinazione (World Tourism Organization).

Io non sono tanto a favore del turista che sale sopra al pulmino rosso, munito di macchina fotografica usa e getta e fotografa un palazzo di cui prima non conosceva nemmeno l’esistenza. (Grazie guida che esclami “Questo Palazzo è famoso!”)

Fortunatamente il mercato sta parlando a mio favore. Il mercato del turismo culturale (turisti istruiti pronti ad affrontare un’offerta di qualità) oggi è in crescita (P. Dubini 2008). Le esigenze dei visitatori sono diventate sempre più complesse, non basta più contare su un ricco patrimonio di risorse artistiche e culturali per attrarre turisti: bisogna fare di più. E’ necessario dare loro la sensazione di trovarsi in un luogo “unico” in cui storia, arte e tradizioni si fondono armonicamente e in cui si abbia veramente voglia di tornare.

Per catturare visitatori oggi si ricerca lo stretto legame con il territorio, la valorizzazione del tradizionale per dare l’idea di essere immersi in qualcosa di veramente unico e irripetibile.(M. Masucci 2008)

Il contenuto esperienziale diventa quindi un fattore critico nella scelta dei prodotti artistici e culturali. Diventa fondamentale il fatto che sia disponibile una massa sufficiente di elementi di attrazione: sono la varietà e l’unicità le chiavi del successo di una destinazione. Sono gli eventi, il vino, le terme che spingono un turista a visitare il Monferrato e scoprirlo RICCO. (P. Dubini 2008)

Dopo questa premessa molto teorica ma a me cara, tanto quanto il libro dal quale l’ho tratta: “La valorizzazione delle destinazioni” a cura di Paola Dubini e Manuela De Carlo arriviamo al sodo.

Io con cultura intendo anche il cibo, il consciously eating (espressione coniata da me, non so se esista), il ricercare luoghi speciali, tradizionali, dove mangiare; non il solito posto da turisti in cui si mangia male/issimo e ci rifilano un bucatino all’amatriciana tipico italiano a…. VENEZIA o FIRENZE! E il turista di turno applaude il lauto pasto con gridolini di approvazione e torna a casa raccontando di aver mangiato very tipically. Orrore.

Sto divangando, lo so, starei ore a pronunciarmi con cattive parole sui ristoranti per turisti. Scusate. Ciò che vorrei sottolineare è che il cibo, la cucina, il buon mangiare sono fondamentali in Italia, un fattore quasi scontato ma che, se ben sfruttato, può diventare il segreto del successo. E’ assolutamente parte della cultura: la cultura gastronomica. Da salvare, da valorizzare da premiare!

Nel novembre dell’anno scorso Adele Savarese ha pubblicato un articolo su NinjaMarketing “Sogno Vita Nova, come comunicare una destinazione nel turismo2.0” dove sottolinea, oltre al fatto che la chiave del successo è l’integrazione fra le dimensioni online ed offline, il fatto che bisogna creare una relazione continua con il turista in cui bisogna ascoltarlo. La dimensione dell’ascolto è nuova ad un mondo in cui è stato insegnato a sommergere i clienti di promozioni/informazioni, ecc. Ascoltare il consumatore, turista, viaggiatore: fondamentale. Raccontare esperienze sensoriali diventa necessario ma anche tradizioni, sensazioni, emozioni. Sono i blog gli strumenti attraverso i quali il turista si informa. Perchè? Per trovare “chicche”, citando Adele.
Il cibo è un elemento che come nessun altro sa donare emozioni, unisce le persone, permette di andare veramente al cuore di una popolazione. Siamo quello che mangiamo, no?

Quindi, basta con i sightseeing bus. Per favore!

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